Empowering Consumers Directive: misurare, verificare e dimostrare per essere credibili

La pubblicazione del D.Lgs. 30/2026, che recepisce la Empowering Consumers for the Green Transition, segna un cambio di paradigma nel modo in cui le imprese possono comunicare e soprattutto dimostrare la sostenibilità dei propri prodotti. 

Le nuove norme, che modificano il Codice del Consumo, rendono più stringenti i requisiti legati ai green claims e introducono limiti espliciti al green e socialwashing.

Si tratta di un passaggio decisivo per chi si occupa di sostenibilità aziendale, trasparenza della filiera, tracciabilità e governance dei dati: la sostenibilità non può più essere dichiarata in modo generico. Deve essere misurabile, verificabile e dimostrabile.

Perché questa direttiva è così rilevante

Il Decreto incide direttamente sull’informazione al consumatore, ampliando l’elenco delle pratiche commerciali scorrette e introducendo nuovi obblighi per tutte le imprese che utilizzano claim ambientali o sociali per promuovere prodotti e servizi. Vengono introdotte definizioni chiare di:

  • asserzione ambientale, che include ogni messaggio, simbolo o rappresentazione che implica un impatto positivo, neutro o ridotto sull’ambiente;

  • asserzione ambientale generica, vietata se non supportata da evidenze solide;

  • etichetta di sostenibilità, che dovrà basarsi su sistemi credibili e riconosciuti dalle autorità pubbliche o da organismi certificati.

Il Decreto chiarisce inoltre che il green e socialwashing sono pratiche ingannevoli vietate “senza prova contraria”, rendendo esplicite condotte come l’uso di claim vaghi, promesse future non supportate da piani verificabili o l’attribuzione di caratteristiche irrilevanti come ad esempio vantaggi ambientali.

Le sanzioni arrivano fino al 4% del fatturato annuo, con importi massimi di 10 milioni di euro e possibili profili penali nei casi più gravi.

Le scadenze da conoscere

  • Entrata in vigore: 24 marzo 2026

  • Applicazione: 27 settembre 2026

A partire da quest’ultima data tutti i prodotti, imballaggi e materiali di comunicazione dovranno essere pienamente conformi, anche se immessi sul mercato in precedenza.

Implicazioni per le imprese: oltre il marketing, dati tracciati e verificabili

L’impatto della direttiva è trasversale e coinvolge funzioni come acquisti, prodotto, qualità, compliance, CSR, marketing e supply chain.
Per formulare un claim, le aziende dovranno poter contare su:

  • dati affidabili e tracciati lungo tutta la filiera;

  • sistemi di misurazione degli impatti dei prodotti;

  • documentazione verificabile e aggiornata;

  • processi integrati e coerenza tra ciò che si dichiara e ciò che si produce;

  • verifiche indipendenti a supporto di piani e obiettivi pubblici.

Questo rende la direttiva particolarmente rilevante per la moda, dove le filiere sono complesse, multicountry e spesso opache.

Dal rischio alla competitività: la direttiva come leva strategica 

Sebbene molte imprese interpretino il nuovo quadro normativo come un vincolo, la Direttiva Empowering Consumersrappresenta un’opportunità per:

  • aumentare la trasparenza nella filiera;

  • elevare la credibilità dei claim ambientali e sociali;

  • rafforzare la fiducia dei consumatori;

  • portare coerenza tra processi, prodotto e comunicazione;

  • valorizzare gli investimenti in data governance e sistemi di verifica indipendenti.

Il passaggio fondamentale è questo:
la sostenibilità non è più “dichiarata”, ma “dimostrata”.

Costruire organizzazioni in grado di dimostrare ciò che dichiarano

Evitare il green e socialwashing non è sufficiente.
Le aziende devono sviluppare una vera capacità di gestione industriale dei dati relativi a rischi e impatti, costruendo processi che permettano di:

  • tracciare materiali e fasi di lavorazione;

  • integrare dati di filiera in sistemi digitali;

  • garantire verifiche indipendenti;

  • rendere trasparenti impegni, performance e piani di miglioramento;

  • collaborare in modo più stretto tra funzioni interne e partner di filiera.

Si tratta di un’evoluzione organizzativa profonda, che chiama in causa cultura, processi e tecnologie, in linea con le altre Direttive che stanno guidando la trasformazione del sistema moda: la Due Diligence e gestione dei rischi ambientali e sociali lungo la produzione e la ESPR verso il Digital Product Passport come strumento digitale di gestione di informazioni derivanti da processi tracciati.

Come Ympact supporta questa trasformazione

In Ympact lavoriamo da anni per accompagnare le aziende verso modelli di sostenibilità basati su evidenze, tracciabilità e governance del dato. Supportiamo le imprese nel passaggio da approcci comunicativi a sistemi strutturati, in cui ogni claim, affermazione o strumento di reporting, è supportato da metriche verificabili.

Il percorso che abbiamo costruito si basa su elementi per noi critici per il giusto indirizzo delle imprese:

  • percorso per il Brand e per la Filiera che supporti modalità collaborative, armonizzate e tecnologicamente ottimizzate;

  • coinvolgimento di tutte le funzioni aziendali cruciali sia nel Brand che nella Filiera nella gestione di dati tracciati e verificabili;

  • adozione o costruzione di metodologie armonizzate per facilitare la comprensione, condivisione e ridurre la ridondanza di gestione dati e documenti;

  • tecnologie interconnesse e interoperabili aperte per poter garantire flussi informativi strutturati, sicuri e condivisibili.

Dal 27 settembre 2026 non basterà più affermare di essere sostenibili.
Sarà necessario dimostrarlo con dati alla mano.

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